I familiari e le loro emozioni

Oltre al pregiudizio

Quando si instaura una problematica di dipendenza da sostanze o comportamentale (es. gioco d’azzardo patologico o dipendenza da internet), i cambiamenti emotivi, cognitivi e comportamentali che ne derivano hanno conseguenze importanti non solo sulla persona che soffre del disturbo, ma anche su tutti i membri della sua famiglia o altre persone significative come gli amici.
Le reazioni dei familiari di fronte alla “scoperta” che il proprio congiunto presenta un simile problema possono essere assai diverse, così come le emozioni provate: stress, tristezza, ansia, paura, rabbia, impotenza, negazione, umiliazione e/o vergogna. Di certo una dipendenza in famiglia crea sconcerto e sofferenza e può alterare fortemente gli equilibri relazionali fra i suoi membri.

Nella popolazione generale, le problematiche di dipendenza sono percepite spesso non come un problema di salute, ma come la conseguenza di un atto di volontà, quindi un comportamento “ vizioso” , moralmente riprovevole di cui la persona è responsabile, per cui con un nuovo atto di volontà è in grado di smettere. Il fatto che poi alcune sostanze psicotrope siano illegali oppure che l’uso di sostanze (anche legali) possa condurre a comportamenti illeciti (es. aggressività, guida in stato di intossicazione), acuisce la percezione generale che chi ha un episodio di craving sia persona colpevole, da punire e da emarginare. Questi pregiudizi e questo i stigma verso le persone con dipendenza derivano da una non conoscenza del fenomeno dipendenza, una “malattia” complessa con sintomi psichici, fisici e comportamentali derivanti dal ripetersi di un comportamento additivo, che a sua volta determina cambiamenti persistenti di alcune strutture e funzioni determina cambiamenti persistenti di alcune strutture e funzioni del cervello.

Quindi, se per la maggior parte delle persone il primo uso di una sostanza deriva da una propria scelta, la dipendenza, nel momento in cui si instaura, compromette la capacità di autocontrollo e interferisce con il desiderio di smettere che spesso la persona manifesta.

Molto spesso i suddetti pregiudizi e la mancanza di informazioni sono presenti anche nel nucleo familiare, che da una parte può temere di essere giudicato negativamente (e quindi parimenti stigmatizzato) e dall’altra può attivare comportamenti di controllo continuo, di colpevolizzazione o minacce verso la persona con dipendenza, che spesso sono controproducenti per tutti, perché aumentano la conflittualità familiare e possono determinare nella persona dipendente rabbia, falsità e negazione.

Il senso di solitudine

Anche per i familiari, come per la persona che soffre di una dipendenza, il timore di essere giudicati negativamente o il sentirsi responsabili (o ritenuti tali) dei comportamenti del loro congiunto (giudicati socialmente come vergognosi), sono fattori che rappresentano un’importante barriera alla richiesta di aiuto.

È invece fondamentale non tentare di nascondere il problema né di affrontarlo da soli, ma cercare interlocutori esperti che possano rispondere ai propri timori, al senso di solitudine e impotenza di fronte al problema e alla miriade di domande che inevitabilmente i familiari si pongono:

  • Perché è successo?
  • Che cosa è successo?
  • Come posso aiutare?
  • Come posso essere aiutato?

Bisogna sottolineare che la dipendenza si instaura lentamente, ovvero è preceduta da comportamenti a rischio a partire dalla sperimentazione della sostanza (o di più sostanze) che di solito si realizza in adolescenza o in gioventù. Questo non significa che chiunque faccia uso sperimentale o occasionale di una sostanza psicotropa inevitabilmente acquisisca un comportamento problematico fino a diventare dipendente, così come un ragazzo che ami il gioco online non diventerà inevitabilmente un internet addicted Non ci sono d’altra parte singoli fattori che causano la dipendenza, bensì la combinazione di fattori genetici e biologici, ambientali e di sviluppo della personalità che possono rendere la persona vulnerabile o meno all’instaurarsi della dipendenza. Così come per altri problemi di salute, su molti di questi fattori si può agire preventivamente e in questo i familiari, anche con il supporto dei professionisti socio-sanitari dei Ser.D, possono svolgere un ruolo importante. Ad esempio, un genitore che scopre che il proprio figlio ha usato o sta usando una sostanza psicotropa non deve subito drammatizzare, ma neppure deve tollerare il comportamento e minimizzare gli effetti della sostanza e del suo consumo, perché si tratta comunque sempre di comportamenti dannosi per la salute. E poiché la persona più adatta per parlare della propria situazione e delle proprie abitudini di consumo è la ftglia/il figlio stessa/o, la cosa migliore è parlarne con lei/lui per cogliere l’entità, i motivi e quindi il rischio del comportamento in atto: parlare chiaramente ma con tranquillità con i figli (o il partner o altro familiare) è il modo migliore per prevenire un peggioramento del problema.

L’importanza del dialogo

È assodato che la qualità delle relazioni e della comunicazione fra figli e genitori è un importante fattore di protezione rispetto al consumo di sostanze psicoattive e di prevenzione del consumo problematico.
Legami forti e positivi, un dialogo aperto e costruttivo, la fiducia ma anche la costante supervisione delle attività e delle frequentazioni dei figli, la capacità di gestire con calma i conflitti nella comprensione delle loro emozioni (ma contemporaneamente nel rispetto delle regole di condotta familiare), rappresentano tutti importanti fattori di protezione, sia rispetto alla sperimentazione che al consumo. Il ricorso a norme familiari chiare ed esplicitate fin dall’infanzia, a contrasto dell’uso delle sostanze sia legali (alcol, tabacco, psicofarmaci non prescritti) che illegali, rappresenta un fondamentale fattore di protezione. Il confronto con il figlio/la figlia può anche far comprendere ai genitori se la sostanza viene utilizzata non solo per “divertimento” o “perché così fanno tutti” , ma per una sorta di “automedicazione” , ossia per confrontarsi con vissuti negativi (tristezza, ansia, scarsa autostima, vuoto interiore, difficoltà a socializzare con i coetanei) che quindi devono diventare oggetto di attenzione per valutare la presenza o meno di un disturbo psichico o psichiatrico che richieda un intervento specialistico medico o psicologico. Può succedere che il genitore o altro familiare, di fronte a cambiamenti nei comportamenti o dell’umore di un congiunto, soprattutto se adolescente, immediatamente pensi che abbia cominciato a fare uso di sostanze psicotrope. Questo dubbio è assolutamente lecito, ma non bisogna escludere che si stia invece instaurando un diverso problema di salute (ad es. disturbi della condotta, depressione, disturbo d’ansia, esordio psicotico, disturbo del comportamento alimentare) che rischia di essere sottovalutato. Parlare dei propri dubbi con il pediatra o il medico di famiglia può essere un primo passo utile per trovare adeguato confronto ed eventuale prescrizione di valutazione specialistica (neuropsichiatrica infantile, psichiatrica o del medico del Ser.D).

Come riconoscere una dipendenza

Cosa distingue un consumo a basso rischio da un uso problematico? Non è una domanda a cui si può rispondere facilmente, soprattutto se si parla di sostanze psicotrope, che di per sé non fanno bene alla salute (compresi gli psicofarmaci assunti senza prescrizione medica o diversamente da come prescritti). Indubbiamente in bambini e adolescenti, ossia in individui in fase di sviluppo psicofisico, l’uso di sostanze (alcol, tabacco, cannabis, ecc.) è di per sé molto più rischioso che in età adulta.
In generale (e quindi in modo assolutamente indicativo) si può dire che il consumo si fa problematico quando:

  • è ripetuto
  • non è collegato alla socialità o al divertimento
  • è fatto in solitudine
  • causa problemi di salute (infortuni, incidenti stradali, sintomi fisici come cefalea, cognitivi come disturbi della memoria o della concentrazione, psichici come ansia, insonnia, depressione)
  • determina problemi nella quotidianità (difficoltà o assenze a scuola o al lavoro)
  • avviene in situazioni a rischio (ad es. in luoghi non sicuri)
  • determina importanti cambiamenti comportamentali (aggressività, trascuratezza, atti illegali).

Il SER.D a supporto della famiglia

I familiari preoccupati rispetto all’uso di sostanze psicotrope, oppure preoccupati di cambiamenti comportamentali sospetti, possono trovare nel Ser.D. un luogo dove esprimere i propri timori e i propri dubbi, rivolgendosi a professionisti esperti in grado di fornire consulenza sul medio-lungo periodo e aiuto specialistico.
L’accoglienza dei familiari (che possono accedere al Servizio autonomamente e anche se la persona che sembra avere problemi di sostanze si rifiuta di presentarsi) avviene nel più breve tempo possibile e in condizioni di massima riservatezza.
Già in occasione del primo contatto, chi accoglie i familiari raccoglie la loro domanda e ne dà un prima lettura, acquisisce dati utili ad un iniziale e temporaneo inquadramento del problema riportato e dà una informazioni sull’organizzazione del Servizio e le sue offerte di trattamento.
Questa fase iniziale può rappresentare per la famiglia un momento importante, perché finalmente i suoi membri possono sentirsi non più soli ma anzi sostenuti e assistiti nel fronteggiare il problema portato, senza peraltro sentirsi giudicati, colpevolizzati o stigmatizzati.

Leggi anche la sezione IL PERCORSO DI CURA NEI SER.D

 

La presa in carico della famiglia può avvenire e/o può essere mantenuta anche qualora il congiunto con problemi di dipendenza rifiutasse o concludesse prematuramente il contatto con il Ser.D, perché nel trattamento della dipendenza i familiari non vanno lasciati soli ad affrontare il problema e perchè contemporaneamente rappresentano una risorsa importante nel percorso di cura. Una famiglia collaborativa e fiduciosa (non solo nel Servizio ma anche nella possibilità di recovery dalla dipendenza) rappresenta un fondamentale alleato nel trattamento, perché di sostegno e di motivazione per la persona addicted. Si sottolinea che ogni intervento rivolto a familiari e utenti si svolge nel massimo rispetto della privacy di ciascuno e in base alle normative vigenti; un eventuale passaggio di informazioni cliniche e personali viene sempre attuato con il consenso della persona interessata.

Nel Ser.D familiari e altre persone significative possono quindi trovare:

  • un luogo non giudicante e stigmatizzante, in grado di accogliere e ascoltare i problemi e i vissuti emotivi conseguenti, e restituire una lettura multiprofessionale e multidisciplinare dei bisogni riportati
  • informazioni scientificamente corrette sulle sostanze psicotrope e altri comportamenti rischiosi
  • informazioni scientificamente corrette sulla dipendenza e i suoi trattamenti, compresi quelli farmacologici
  • interventi specifici psicologici e/o educativi rivolti a modificare eventuali dinamiche familiari disfunzionali che favoriscono il mantenimento del disturbo nel loro congiunto (ad es. elevata emotività espressa, conflittualità, assenza di regole, limiti, confini) o al contrario valorizzazione e accrescimento di elementi relazionali intrafamiliari ed educativi positivi e protettivi
  • interventi psicoterapeutici volti ad affrontare i vissuti emotivi personali connessi al confronto con le problematiche di dipendenza
  • assistenza sociale
  • un luogo specializzato a cui rivolgersi in caso di situazioni critiche acute al fine di ottenere informazioni, consigli e interventi sanitari appropriati.